Chiara Biasi

Chiara Biasi è una ragazza di 27 anni, nata sotto il segno dell’Ariete. E’ un’influencer che vanta numeri da record su Instagram. Friulana di nascita e milanese d’adozione, appena ventenne creò qualche anno fa il suo blog Chiarabiasi.com. Successivamente ha raggiunto un notevole successo anche grazie ai profili social.

Riprendiamo parte di un articolo di Grazia, nel quale emerge chiaramente la biografia e le caratteristiche salienti di Chiara Biasi.

Da qualche anno Chiara Biasi disegna una collezione di costumi da bagno:

«Non ne trovavo mai che mi piacessero davvero e ho pensato di disegnarmeli da sola – nel farlo ascolto anche molto suggerimenti e richieste delle mie follower»

Inoltre disegna occhiali da sole, oltre a collaborare con diverse aziende di moda.

Vive tra Milano, Londra e gli infiniti alberghi dove si ritrova a soggiornare per lavoro.

Al contrario della collega e omonima Ferragni, Chiara Biasi non è una fashion blogger, ma, semmai, una lifestyle blogger – anche se la definizione corretta oggi è social media influencer.

Cosa significa? Che con le sue foto riesce a influenzare (e lo fa davvero) i gusti di chi la segue e il mercato.

ll libro di Chiara Biasi parla, nemmeno troppo a sorpresa, di Chiara Biasi.

«Chiaroscuri» è una biografia scritta sotto forma di dizionario, in cui l’influencer si racconta senza tabù e, dicevamo, senza filtri abbellenti, dall’A (di Alessio, il fratello) B (come blog) C (come Chiara, un nomen omen, perché le piacciono sincerità, trasparenza e immediatezza) alla Z di zingara (perché fin da bambina si sente a suo agio dappertutto).

In mezzo, l’intervento al seno (spiegato come la soluzione sbagliata a un momento di insicurezza sentimentale, che oggi non rifarebbe), l’ischemia di cui ha sofferto a vent’anni e che ha cambiato tutte le sue priorità, e la T di tatuaggi (già che ne ha più di trenta).

Le abbiamo chiesto perché l’ha fatto (e molto altro).

Il libro è per farti conoscere meglio dai followers o per cercare di farti conoscere meglio dagli haters?

«Ho scritto di me per raccontare una persona che nonostante tutto ne ha passate tante (nel libro ce n’è solo una spolverata, o sarebbe diventata un’enciclopedia di 50 volumi) e che affronta sempre e da sempre tutto con forza e da sola, da quando ho 19 anni, con le mie gambe. Parlo di quanto importante sia l’indipendenza, e di quanto questo valore sia importante per me».

«Forse l’ho fatto per dire che siamo tutti sulla stessa barca, e che fingere di essere qualcosa che non si è porta al male peggiore: l’infelicità. Io sono così, non obbligo nessuno ad amarmi, posso piacere o no, come tutti, ma impariamo (e lo dico in primis ogni giorno a me stessa) a non giudicare le persone da ciò che fanno. Dietro un selfie può esserci un sorriso forzato, dietro Photoshop un’enorme insicurezza: tanto colore serve a mascherare molto buio… pensiamoci tutti un po’ di più prima di puntare il dito».