Un Te con Giorgia Spurio

Sempre più di frequente prodotti, servizi, libri, accessori catalizzano, in modo quasi bulimico, il nostro interresse. E il fascino che esercitano su di noi tende a farci trascurare chi c’è dietro: l’essere umano, la persona.

Oggi, voglio presentarvi una donna (e amica): Giorgia, poetessa e autrice pluripremiata.

Giorgia Spurio, nasce il 21/12/1986 ad Ascoli Piceno. Laureata in Lettere presso l’Università “Carlo Bo” di Urbino, lavora nel sociale come educatrice – è ideatrice di alcuni progetti promossi dalle Acli di Ascoli Piceno – ed è anche musicista e insegnante. È, inoltre, vicepresidente della Cooperativa Sociale Il Melograno di Ascoli Piceno.

 

Ha pubblicato libri, vincendo  prestigiosi premi letterari tra cui le sillogi “Quando l’Est mi rubò gli occhi”, “Dove bussa il mare”e “Le ninne nanne degli Šar”. Nel 2017 edita una nuova raccolta poetica “L’orecchio delle dèe” (Macabor Editore) e il suo primo romanzo “L’inverno in giardino” (Edizioni Montag).

Ha collezionato premi letterari nazionali e internazionali, sia di poesia sia  per la narrativa. I suoi scritti, poesie, racconti e fiabe, sono pubblicati in diverse antologie (alcune disponibili anche sul web). È tra i 5 segnalati del Premio Romance 2013 indetto da I Romanzi Mondadori.

Nel 2017 vince il Premio InediTO Colline di Torino con il romanzo distopico “Gli Occhi degli Orologi”, premiato nel Salone Internazionale del Libro di Torino.

Da pochi giorni, è uscito il libro di narrativa per l’infanzia “I Bambini Ciliegio e altre storie” (Macabor Editore).

  • Chi è Giorgia?

Una ragazza che ama leggere e scrivere. Sono insegnante, musicista e lavoro come educatrice in progetti scolastici, seguendo la Cooperativa Sociale Il Melograno e collaborando con enti di promozione sociale. Il mio lavoro è molto importante, in particolare è il contatto con il mondo dei bambini che ha ispirato alcune mie opere, tra cui racconti e fiabe.

  • Quando hai sentito che la scrittura era un dono, un tuo talento?

Non penso che uno ne sia veramente consapevole. Ho iniziato semplicemente a scrivere, a dare corpo ai miei pensieri e alle mie emozioni. Ero una bambina molto introversa e mi piaceva molto disegnare fino a circa 10 anni. Verso gli 11 anni invece mi sono appassionata molto alla lettura e alla letteratura, più mi appassionavo ai libri che leggevo più nasceva in me il bisogno di scrivere. Così iniziai a scrivere brevi poesie e brevi storie di cui ero profondamente gelosa. Non ho fatto mai leggere nulla fino a quando non ho compiuto i diciotto anni e mi sono accorta di avere file di quaderni trascritti a mano. In quel momento mi sono accorta che avevo bisogno di una conferma. Allora, presa la maturità, ho cercato di ordinare i miei scritti, inviando delle sillogi alle case editrici.

  • La prima volta che una tua produzione è diventata carta stampata?

Ero al primo anno di università quando arrivò la lettera. Avevo avuto la conferma che cercavo.  La casa editrice Maremmi Editori si complimentava per la mia opera. Assieme a quella lettera me ne arrivarono altre che mi consigliavano di maturare confrontandomi e mettendomi alla prova nei premi letterari. Non posso che ringraziare quelle lettere. Seguendo i loro consigli ho conosciuto il mondo dei premi letterari con i quali ho potuto incontrare scrittori, giornalisti ed editori.

Nel 2006 comunque ho pubblicato il mio primo libro “Pensieri d’inchiostro” che raccoglieva le mie poesie adolescenziali. La scoperta dell’approvazione da parte di un editore è stata molto emozionante. Ero così felice, tanto da scoppiare in lacrime.

Dopo ciò, sono passati 6 anni per il secondo libro. Dovevo trovare la mia strada e il mio stile. Infatti penso che la mia carriera letteraria sia iniziata con la silloge “Quando l’Est mi rubò gli occhi” vincitrice al premio “Centro Giovani e Poesia-Triuggio” e pubblicata nel 2012 dalla casa editrice Prometheus.

  • Qual è il testo a cui sei maggiormente affezionata? E quello che ti ha reso, al momento, più soddisfatta? Perché?

Questa è una domanda “cattiva”. è come scegliere tra i figli. Sono sicuramente legata a “Quando l’Est mi rubò gli occhi” perché segna una nuova vita, un passaggio di maturazione e scoperta del mio “io”. Sono anche molto affezionata a “Le ninne nanne degli Šar”, definito “romanzo di formazione in versi”, vincitore del premio L’Incontro e pubblicato dalla Golden Press nel 2015. Realmente con questo libro mi sono affezionata al bambino protagonista delle poesie. Mi sono immedesimata in lui. Ho provato a sentire il suo cuore battere forte. Ho immaginato i suoi singhiozzi e i suoi sorrisi. Ho sentito la sua spensieratezza, la sua paura, la sua nostalgia e la sua speranza. Ma non posso che esser affezionata anche al mio primo romanzo “L’inverno in giardino”, pubblicato nel 2017 da Edizioni Montag dopo essersi classificato secondo al Premio Le Fenici. Si tratta di un genere diverso, cioè narrativa che è più letta rispetto alla poesia. Per uno scrittore è un grande orgoglio. Tuttavia è un bel traguardo anche vedere le proprie fiabe, le storie dedicate ai più piccoli, pubblicate nell’ultimo libro “I Bambini Ciliegio e altre storie”.

La vera soddisfazione di uno scrittore è immaginare o ancora meglio sapere quali pensieri sorgeranno nel lettore dopo aver letto i propri libri. Se ciò che è stato letto diventerà un pezzo del suo animo. Se diventerà oggetto di conflitto interiore o di dibattito. Se ha il potere di scuotere le menti e gli animi.

  • Quanto il tuo vissuto ha influito sulla tua produzione? C’è qualcosa, anche velatamente, di autobiografico ?

Ciò che scrivi e prende forma su carta grazie all’inchiostro è qualcosa che comunque partorisci, fa parte di te. Se scelgo di parlare di alcuni temi è perché mi piacerebbe che le persone si avvicinassero a quei temi e ne discutessero. Sicuramente nelle mie opere si può notare la mia meraviglia e il mio amore per la natura, il mio spirito contrario alla guerra e alle discriminazioni. Scrivo seguendo la mia sensibilità e l’empatia, calcando la mia immaginazione con la quale mi calo nei panni di qualcun altro. Cerco di immedesimarmi nelle persone, in particolare di dare voce ai diversi punti di vista e soprattutto a quello dei bambini. Loro ci descrivono le cose così come sono, in modo semplice, senza caricature, la loro ingenuità è così attenta e tagliente che può smontare ogni certezza degli adulti.

  • Il blocco dell’ispirazione esiste? Ti è mai capitato?

Sinceramente non mi è capitato. Il mio problema piuttosto, soprattutto nell’ultimo periodo, è diventato trovare il tempo per dedicarmi alla scrittura, all’elaborazione e rielaborazione dell’ispirazione. L’ispirazione avviene improvvisa. è un flash, un lampo di genio. Così mi ritrovo la parete piena di post-it e il pc saturo di documenti word con appunti.

  • Cosa ti ha avvicinato al mondo della letteratura per bambini e ragazzi?

La favola e la fiaba mi hanno sempre affascinato. In esse c’è leggenda, c’è psicologia, c’è verità, c’è magia e c’è insegnamento. Da piccola mi piaceva leggere le fiabe soprattutto quelle di Andersen che ho riscoperto poi da adulta. Sicuramente un grande valore hanno le favole a partire da quelle di Esopo e di Fedro con la loro morale. Sembrano appartenere a un mondo sospeso tra la realtà e quel che non si conosce. Mi hanno sempre incuriosito anche le favole che vengono da tutto il mondo, in particolare quelle africane. Così alla ricerca di un equilibrio perfetto in un mondo etereo ho scritto e scrivo fiabe. Inoltre il mio lavoro di educatrice influenza molto, perché il contatto con i bambini porta idee e ispirazioni.

  • Ho volutamente definito il nostro scambio “Un Te con Giorgia Spurio”, poiché so che l’Oriente e la cultura orientale esercitano una sorta di fascinazione su di te. Cosa ti rapisce?

Sì, l’Oriente, in particolare Cina e Giappone, hanno una grande portata filosofica e immaginifica su di me. Il libro “Quando l’Est mi rubò gli occhi” è difatti un viaggio fisico e psichico per le terre dell’Asia, passando per luoghi e simboli. Quando si parla di Giappone viene in mente il Tao, le due forze uguali e opposte che non possono far a meno l’una dell’altra, lo yin e lo yang. Viene in mente l’Iki,  cioè il fascino ineffabile, sprezzante ma accattivante, ammiccante ma riluttante, sensuale ma rigoroso, inflessibile ma elegante. Con la mitologia cinese immagini Fenghuang, la meravigliosa Fenice con il volto di una rondine e il collo di un drago, simbolo di rinascita e resurrezione. Non possono mancare nell’immaginario il maestoso Elefante o il fiume Gange o ancora il Monte Kailash dell’India. L’Oriente diviene una lontana terra promessa per noi occidentali, una terra pervasa da spiritualità e da irresistibili antitesi. Anche in altre mie opere, come nelle poesie e in particolare nelle fiabe, ma pure nello stile narrativo, ricerco quello stesso equilibrio, l’antitesi che lo spezza e quegli elementi che lo ricompongono infine.

  • Il prossimo libro in uscita?

Da pochi giorni, nel mese di marzo, è uscito il mio libro di fiabe “I Bambini Ciliegio e altre storie” (Macabor Editore) arricchito dalle illustrazioni di Federica Orsetti che ringrazio. I protagonisti sono i bambini. Sono cinque storie per emozionarsi e riflettere su temi come natura, ecologia, diversità, amicizia, paura, bullismo, coraggio, famiglia, sogni, infanzia, magia. Si tratta di un libro dedicato a bambini e ragazzi dai sette anni in poi, ma sono convinta che sia adatto anche a “bambini più cresciuti”.

Inoltre sono in attesa per il romanzo psicologico e distopico “Gli Occhi degli Orologi” vincitore nel 2017 al Premio InediTO – Colline di Torino e premiato al Salone del Libro di Torino. Se le previsioni sono giuste dovrebbe uscire entro l’anno. Con questo libro sarò di nuovo protagonista al Salone del Libro. Quindi abbiamo la scusa per creare una nuova occasione per un altro tè e discutere delle nuove pubblicazioni. 

Ringrazio Giorgia per il tempo donato e vi consiglio di “passarla a leggere” 

FB: https://www.facebook.com/GiorgiaSpurioScrittrice/

Twitter: https://twitter.com/SpurioGiorgia

Site: https://giorgiaspurio.wordpress.com

 

 

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